Ma che succede

Devono essere i tedeschi.

Precisione Kraftwerk

Angolare. Brutalista. Meccanica. Divina. Ackermann è un nome che ringhi.

Nero, bianco, rosso. Colonna sonora NSFW: martella il cuore, quasi rapita. Karl Lagerfeld lo aveva chiamato il suo successore ideale da Chanel. "Prendere in prestito i vestiti dalla persona amata" come filosofia. Non capivi più cosa fosse da donna e cosa da uomo. Capelli tirati indietro, androgini. Gender fluid prima che diventasse marketing.

Sartoria scultorea. Lunghi duster coat. Restrizione grafica che genera libertà.

250 paparazzi

La sfilata finisce. Esco con Bella Hadid è la sua sicurezza. Siamo gli ultimi a lasciare.

Fuori aspettano circa 250 paparazzi.

Tempesta di flash. Quella sera Bella sembrava diversa. Aliena e irresistibile. Ho preso lo scatto.

Perfetta luce parigina, grigia e bassa. Perfetta Parigi corrotta. La precisione angolare di Ackermann che incontra il caos di fuori.

La verità

Haider Ackermann. Formazione belga filtrata attraverso Galliano, attraverso Anversa, attraverso la certezza che la restrizione generi libertà.

Lo indossa Tilda Swinton. Timothée Chalamet. Kanye. Ma quello che conta è Michele che fa verticali sul riser mentre gli italiani perdono la testa e i tedeschi portano la loro precisione brutale.

Questo è Ackermann. Macchina brutalista, angolare, divina. Un nome che ti viene da ringhiare.

Parigi. 6 marzo 2019.